Tramonto eoliano. 2007. Acrilico su carta. 200 X 300.
Filicudi 1996
10 agosto Dario Passi un artista colto, sensibile, indimenticabile 🥂
Da sempre papà metteva su Archiwatch la foto di un’opera di Dario Passi il giorno del suo compleanno. Spesso in quei giorni erano tutti insieme a Filicudi a festeggiare. Mi piace continuare questa tradizione… Un abbraccio a Luisa, Masolino e Valentino. Saveria Muratore
Il Centro Studi GM è lieto di annunciare la pubblicazione del volume “INNOCENZO SABBATINI. ARCHITETTO 1891-1983”, a cura di Clementina Barucci e Bruno Regni. Campisano Editore.
Il volume raccoglie i contributi alla giornata di studi su Innocenzo Sabbatini tenutasi il 23 maggio 2025, organizzata dal Centro Studi Giorgio Muratore, che ha consentito di approfondire la figura dell’architetto alla luce delle ricerche più recenti. I numerosi contributi di architetti, storici dell’architettura, cultori della materia documentano l’interesse crescente per l’opera di Sabbatini, confermato anche dall’attenzione da parte della Soprintendenza.
Vi faremo sapere presto quando si terrà la presentazione del volume. Buona estate continuate a seguirci.
Bassetta, faccia rotonda e simpatica, capelli a caschetto. Nasetto. Occhi grandi, roteanti dietro immancabili occhiali, tirati su di continuo con un colpetto dell’indice (calavano per via del nasetto).
Discorsività continua e autodiscorsività, condotta spesso in tono derisorio (e autoderisorio) con immancabile calata veneziana. Dar del “ciccin” a chiunque, specie se importante o ingombrante, e apostrofando con battute piccanti, tanto da meritare sul campo il nomignolo di Piperita Patty. Una timidezza ciarliera e aggressiva che metteva simpatia, ma che si esprimeva solo dopo attente osservazioni (rigorosamente in tralice).
Una cultura del progetto vastissima e appassionata, anche se attraversata in modo un po’ caotico (più o meno come usava con tutto, del resto). Odiava il progetto esecutivo, compito che lasciava volentieri a noi più giovani. La sua passione era il disegno d’impostazione del progetto; ma non la scala urbanistica, quanto le scale fra il 500 e il 200, con dei disegni che lei stessa trattava e usava definire ricamino o merletto, per la densità dei segni e la policromia dei colori a pastello.
Quando il ragionamento si faceva serio, e toccava le scelte progettuali, il tono di voce si affievoliva sino a diventare quasi impercettibile, e l’intercalare infilava degli “insomma” conditi di puntini di sospensione. Salvo poi, a scelte fatte e condivise, a tornare su col tono di voce, e incoraggiarsi con un “Ben”.
Conoscemmo Patrizia quando cominciò a lavorare a studio di Pietro Barucci, dapprima saltuariamente dalla metà degli anni ’70 e poi in modo continuativo dall’inizio degli anni ’80. Laurentino, Torrevecchia, l’appalto concorso per Val Melaina, l’appalto concorso per Seriate, Torbellamonaca, la ricostruzione a Napoli e i recuperi di Barra e Pazzigno, Quartaccio, La Mistica, … tanti progetti dello studio hanno visto il suo apporto, a volte decisivo. Un impegno che poi proseguì a Studio Passarelli dalla metà degli anni ‘90.
Pietro aveva per lei un affetto profondo, che gli consentiva di tollerarne la scontrosa umoralità; anzi, il suo ingombrante ego trovava il modo di giovarsi delle sferzanti critiche di lei, che sapeva essere più espressioni caratteriali che giudizi etici, e di mitigare così certe autoreferenzialità, del resto inevitabili nella vita di un progettista di successo.
Patrizia ci ha lasciato, così come ci ha lasciato il tempo della eroicità del progetto e della sua missione sociale, a cui lei credeva fermamente, e che tanta pena gli dette man mano che ne vide sfumare la presa, così nelle amministrazioni pubbliche come nella mentalità dei giovani progettisti. Se il progetto è strumento essenziale per indagare e descrivere il senso del tempo in cui si sviluppa, mai il progetto è cambiato così tanto in così poco tempo: gli ultimi quarant’anni sono come un’era geologica. Se il Novecento è davvero finito, un presente distopico mette oggi in questione certezze e orientamenti dell’intera modernità. Una distopia così forte, che nella sua brutalità forse è riuscita in qualche modo anche a dare pace alle angustie dell’etica progettuale di Patrizia, e di noi che con lei imparammo a condividerla.
un altro pezzo delle nostre vite che ci lascia. Eri di famiglia per noi, da piccole, poi quando andavamo al Tasso con Chicco, quanti momenti e ricordi insieme ci legano, quando lavoravi a studio di nonno Pietro Barucci, che ti voleva un gran bene. Poi gli anni che hai lavorato a studio Passarelli, e anche lì ti sei subito trovata come in famiglia. Poi sei tornata a vivere a Venezia a sistemare l’archivio di tuo padre pittore, Armando Pizzinato. Ci mancherai molto…Un abbraccio grande a Chicco e alla sua famiglia
Per un saluto a Patrizia i funerali si terranno martedì 7 luglio alle ore 9.00, presso la cappella dell’ospedale Santi Giovanni e Paolo di Venezia (Riva dei Mendicanti).
Presentazione dell’opera dell’architetto nelle sue diverse fasi, dalla stagione razionalistica a quella organica fino alle utopie urbane del suo manoscritto inedito “La città condannata”.
Introduzione di Clementina Barucci, Presidente del Centro Studi GM
Contributi di: Marco Falsetti, I concorsi di architettura 1936-1942
Franco Purini, Le palazzine romane e gli elementi ricorrenti
Elena Mattia, Le palazzine romane e gli elementi ricorrenti
Benedetta Tamburini, Due casi esemplari: le palazzine di via Bruxelles e di via Nicotera
Ivan Valcerca, La città condannata
Luca Ribichini, Il disegno di Venturino Ventura
Andrea Bentivegna, La fortuna mediatica e la riscoperta
Siamo lieti di segnalare la presentazione del volume: “FRANCO PURINI. DISEGNI DI INVENZIONE 1964-2024” che si terrà venerdì 15 maggio presso la Curia Iulia, alle ore 16:30.
Questo volume, esito di una lunga ricerca condotta da Olga Starodubova, ospita il catalogo completo dei disegni di invenzione di Franco Purini in quasi sessant’anni di attività dal 1964 a oggi, ordinate cronologicamente e suddivise in decadi. Il catalogo è integrato da contributi storico critici. Il volume è edito da Schwarzraum Books.
Grazie a tutti per la grande e affettuosa partecipazione alla presentazione del volume “THE OTHER ROME” a cura di Jean-Francois Lejeune, con i contributi di Lucio Valerio Barbera, Anna del Monaco, Daniel Solomon, Salvatore Santuccio. Un sentito grazie a Franco Purini per aver presentato il volume, e a Marco Falsetti per aver coordinato l’incontro. Il grande interesse e la presenza numerosa dei giovani ci sprona ad andare avanti per mantenere vivo il confronto culturale sui temi dell’architettura meno nota della città di Roma, centrali per la ricerca del Centro Studi e soprattutto cari a Giorgio Muratore. Continuate a seguirci soprattutto in questo momento che necessita di luoghi di cultura liberi, di confronto e dibattito per la nostra città.